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La strada verso la sostenibilità passa anche dall’economia circolare.


Sappiamo quanto il settore della moda, forte di 50.000 aziende e oltre 400 mila addetti, incida positivamente sull’economia del nostro Paese.

Dopo la pandemia è praticamente rifiorito e il 2022 è stato un anno eccezionale.Tuttavia, è anche uno dei settori più inquinanti del pianeta.

 In base a una ricerca della McKinsey&Company l’industria della moda americana dovrà ridurre le emissioni di gas serra di quasi la metà entro il 2030. I livelli attuali di CO2 sono semplicemente insostenibili.


In Europa, vestiti e tessuti “scartati” rappresentano l’85% della totalità dei rifiuti totali, il cui problematico smaltimento deve spesso passare per enormi inceneritori e discariche.

Il benessere e il miglioramento medio dello stile di vita degli europei ha fatto sì che l’entità dei volumi di produzione e consumo del settore moda siano in costante aumento, ma bisogna trovare il modo di arginarli ORA o le emissioni continueranno a crescere vertiginosamente.


La chiave è in un insieme di misure:

dalla riduzione delle emissioni del settore attraverso l’efficientamento energetico e l’utilizzo di energie rinnovabili nei processi di produzione, ai miglioramenti operativi.


Per finire ai cambiamenti, promossi dalle aziende, nel comportamento dei consumatori. E a questo proposito, vediamo cosa si sta facendo riguardo alla riduzione degli sprechi.


Il mercato dell’usato è in crescita e raddoppierà entro il 2025. Un numero sempre maggiore di marchi, parallelamente alle collezioni nuove, propone capi di seconda mano.


Anche il noleggio degli abiti è in forte ascesa. Rivenditori e brand hanno già lanciato o stanno lanciando i loro servizi.

Ciliegina sulla torta del riciclo, i consumatori manifestano la volontà di acquistare prodotti che non solo provengano da materiali riciclati, ma che possano anche essere riciclati a loro volta. Da questo input nascono idee che molte aziende del settore stanno realizzando.


Non è un caso, ad esempio, che un grande marchio come Gucci (primo in Italia) abbia deciso di trasformare il proprio modello produttivo con l’avvio di un innovativo centro di ricerca e formazione per il lusso circolare.


L’hub si propone di lanciare il prodotto di lusso del futuro, in cui la circolarità (attraverso l’utilizzo di materiali riciclati, la riparabilità e la riciclabilità a fine vita) verrà promossa come il nuovo modello vincente del made in Italy.

Un modello virtuoso e circolare che, ci auguriamo, possa svilupparsi e diventare sempre più competitivo, riducendo le emissioni.