Perché la sostenibilità resta una priorità strategica anche dopo il pacchetto Omnibus
La crescente attenzione verso la sostenibilità ha portato all’introduzione di normative come la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che impone alle aziende di rendicontare le proprie performance ambientali, sociali e di governance(ESG). Tuttavia, l‘adozione di misure per semplificare la CSRD non comporta automaticamente una semplificazione della rendicontazione ESG finanziaria. Anzi, potrebbe introdurre nuove complessità e sfide per le imprese.
Comprendere la CSRD e le sue Implicazioni
La CSRD, entrata in vigore il 5 gennaio 2023, sostituisce la precedente Direttiva sulla Dichiarazione Non Finanziaria (NFRD), ampliando significativamente l’ambito di applicazione e introducendo nuovi requisiti di rendicontazione. Le principali novità includono:
- Estensione dell’ambito di applicazione: la CSRD si applica a un numero maggiore di aziende, comprese le grandi imprese non quotate e le PMI quotate, con un’implementazione graduale prevista fino al 2029.
- Doppia materialità: le aziende devono rendicontare sia l’impatto delle questioni ESG sulle proprie attività (materialità finanziaria) sia l’impatto delle proprie attività sulle questioni ESG (materialità di impatto).
- Standard di rendicontazione: introduzione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) per garantire coerenza e comparabilità nella rendicontazione.
- Formato digitale: obbligo di presentare le informazioni in formato XHTML, conforme al Regolamento sul Formato Elettronico Unico Europeo (ESEF).
Queste modifiche mirano a migliorare la trasparenza e la comparabilità delle informazioni ESG, facilitando decisioni più informate da parte degli investitori e degli altri stakeholder.
Le proposte di semplificazione della CSRD
Nel tentativo di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese, la Commissione Europea ha proposto modifiche alla CSRD, tra cui:
- Revisione dei criteri dimensionali: limitazione degli obblighi di rendicontazione alle imprese con oltre 1.000 dipendenti e un fatturato superiore a 50 milioni di euro o un totale di bilancio superiore a 25 milioni di euro.
- Riduzione dei requisiti informativi: diminuzione del numero di dati obbligatori da rendicontare e semplificazione degli standard ESRS.
- Eliminazione degli standard settoriali: rimozione della possibilità di adottare standard specifici per settore.
Queste proposte potrebbero ridurre il numero di aziende soggette agli obblighi di rendicontazione di circa l’80%, passando da circa 4.000 a meno di 800 imprese in Italia.
Il pacchetto Omnibus: rinvio tecnico o inversione di rotta?
la Commissione Europea ha approvato il pacchetto di semplificazione noto come “Omnibus I”, che rappresenta uno dei più significativi tentativi di revisione del quadro normativo ESG europeo dalla nascita del Green Deal. Il suo obiettivo dichiarato è ridurre gli oneri amministrativi per le imprese, soprattutto PMI, semplificando l’implementazione delle direttive CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive). Tuttavia, le implicazioni del pacchetto vanno ben oltre il semplice “alleggerimento burocratico”.
Il cuore del pacchetto è rappresentato dalla direttiva “Stop the Clock”, approvata dal Parlamento europeo il 3 aprile 2025. Essa prevede:
- Il rinvio di due anni per l’obbligo di rendicontazione di sostenibilità alle imprese non ancora coinvolte nella CSRD. In particolare:
- Le grandi imprese non quotate (seconda ondata) avranno come scadenza il 2028.
- Le PMI quotate (terza ondata) dovranno rendicontare a partire dal 2029.
- Le grandi imprese non quotate (seconda ondata) avranno come scadenza il 2028.
- Il rinvio di un anno per l’applicazione della direttiva CSDDD, posticipando il termine iniziale dal 2027 al 2028 per le grandi imprese coinvolte nella prima fase.
Nonostante queste modifiche siano presentate come soluzioni temporanee per “dare respiro alle imprese”, molte voci autorevoli nel campo della sostenibilità e della finanza etica hanno sollevato preoccupazioni sull’effetto di lungo termine che tali rinvii potrebbero avere. Il rischio, infatti, è che dietro la maschera della “semplificazione normativa” si nasconda una vera e propria diluizione dell’ambizione europea in materia di sostenibilità.
Alcune delle proposte ancora in discussione nel Parlamento UE aggravano ulteriormente questo timore. Ad esempio:
- La possibile modifica delle soglie dimensionali per l’applicazione della CSRD: si ipotizza di alzare il limite dagli attuali 250 a 1.000 dipendenti, escludendo di fatto una porzione significativa del tessuto imprenditoriale europeo dalla rendicontazione obbligatoria.
- Una ridefinizione parziale dei criteri della Tassonomia Verde UE, con un approccio meno stringente nei confronti di settori “controversi”, incluso il nucleare e, in alcuni casi, la difesa.
Queste proposte riflettono un contesto politico ed economico mutato, nel quale la priorità della competitività sembra prendere il sopravvento su quella della sostenibilità. Tuttavia, è importante sottolineare che semplificare la CSRD non equivale a semplificare l’ESG finanziaria. Gli investitori, le banche e i partner di filiera continueranno a chiedere dati ESG trasparenti, comparabili e credibili, indipendentemente dagli obblighi normativi. Inoltre, la spinta verso la sostenibilità è ormai trainata anche dal mercato, attraverso strumenti come i criteri di accesso a finanziamenti agevolati, incentivi legati a performance ambientali e classificazioni ESG indipendenti dai requisiti minimi di legge.
Alla luce di ciò, il pacchetto Omnibus va osservato con duplice attenzione:
- Come una finestra di opportunità per prepararsi meglio e con maggiore qualità alla rendicontazione ESG.
- Ma anche come un banco di prova per l’effettiva volontà dell’Europa di mantenere la rotta verso una transizione verde che sia credibile, trasparente e giusta.
Le imprese più lungimiranti non dovrebbero considerare questa proroga come una scusa per fermarsi, ma come uno spazio strategico per investire in cultura ESG, governance sostenibile e strumenti di analisi dei rischi non finanziari. Perché la sostenibilità finanziaria non si ottiene con le scadenze posticipate, ma con una visione sistemica, coerenza strategica e strumenti operativi all’altezza della sfida.
Eppure, mentre si discute di rinvii e alleggerimenti, le banche, gli investitori e i clienti continuano a richiedere informazioni ESG affidabili e granulari. È un bivio strategico: rallentare davvero o sfruttare il tempo guadagnato per prepararsi meglio?
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