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Il riciclo del legno: il primo caso europeo di economia circolare

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Nel 1998 nasce Rilegno, un ente consorzile senza scopo di lucro che opera nell’ambito degli obblighi imposti dalla direttiva europea sulla gestione dei rifiuti di imballaggio. Tra i suoi obiettivi c’è lo sviluppo di forme di economia circolare. Tuttavia, prima della sua nascita, esistevano già le basi per un sistema di economia circolare nell’ambito della produzione e del riutilizzo del legno. In questo articolo vi racconteremo l’affascinante storia del riciclo del legno, scoprendo i diversi utilizzi di questo materiale e la sua produzione.

La necessità di una corretta gestione della risorsa legno

Il genere umano ha abbattuto circa la metà degli alberi originariamente presenti sul pianeta.

Inoltre, ogni anno viene distrutta un’area coperta da alberi pari a due volte la superficie del Portogallo. Sappiamo quanto questa disattenzione alle foreste sia dannosa: le specie vegetali forniscono l’ossigeno e sono al contempo una parte essenziale della catena alimentare del nostro pianeta. Grazie ai loro processi di respirazione e fotosintesi, gli alberi aiutano a combattere il riscaldamento climatico assorbendo l’anidride carbonica e contribuendo alla pulizia dell’aria; incamerano inquinanti come biossidi di zolfo, ozono, ossidi di azoto.  Più alberi nelle città, maggiore la termoregolazione ambientale offerta ai centri abitati.  Più alberi nelle campagne e nei monti, meno erosione del suolo e dissesto idrogeologico, maggiore salvaguardia degli argini e dei terreni attraversati dalle acque.

Tuttavia, il legno come materia prima rimane ampiamente utilizzata: si stima che il fabbisogno di legno in Europa si aggiri attorno ai 27 milioni di metri cubi, di cui il 75,5% è impiegato per l’industria mentre il 24,5% per la legna da ardere. I settori produttivi in cui questo materiale è più largamente utilizzato sono quelli dell’arredamento e degli imballaggi

Per quanto riguarda gli imballaggi, ne esistono diverse tipologie:

  • Pallet: piattaforme logistiche realizzate per sostenere stabilmente e movimentare le merci. La maggior parte di essi è realizzato in legno di conifera. Possono essere monouso (se realizzati in legno pressato), ma più spesso sono riutilizzati tramite circuiti autogestiti in regime di libero scambio, oppure tramite forme commerciali di noleggio. I loro punti di forza risiedono nella resistenza e nella lunga durata, nonché nella possibilità di riparazione.
  • Imballaggi industriali: atti a contenere manufatti di grandi dimensioni o di elevato valore e fragilità. Richiedono l’utilizzo di legni con alta resistenza e che proteggano da urti, umidità e sbalzi termici. Di solito sono realizzati in legno di conifera e pannelli in fibra di legno.
  • Imballaggi per alimenti: i contenitori in legno per l’ortofrutta, pesce, formaggi, prodotti da forno e vini, si differenziano per capacità e resistenza in base al tipo di prodotto. Esistono plateau, casse, cassette, gabbie e imballi leggeri in forma di coppe, scatole e vassoi. Le cassette di legno usate nel settore ortofrutticolo, per esempio, hanno la fondamentale caratteristica di mantenere la giusta umidità nella cella frigorifera e non creare condensa. Sono realizzati in prevalenza con legno di pioppo -una specie coltivata, che abbonda in tutta Europa, e contribuisce al mantenimento dell’assetto idrogeologico dei territori. 

Al momento dell’abbattimento, le parti degli alberi di maggior pregio e migliori caratteristiche sono destinate alla realizzazione di mobili, materiali da costruzione e altri prodotti ad alto valore aggiunto. Le restanti parti vengono utilizzate in ambiti in cui la materia prima non deve soddisfare gli stessi standard qualitativi restrittivi che si riscontrano nel settore delle costruzioni. Ciò che non soddisfa tali standard viene utilizzato nella produzione di bioenergia.

Come si ricicla il legno?

Dal centro di raccolta, le cassette in legno vengono trasportate nell’apposita piattaforma di trattamento, dove sono sottoposte a una riduzione volumetrica così da facilitare il trasporto successivo verso l’impianto.  È proprio qui, presso l’impianto di riciclo, che il legno viene lavorato, pulito e trasformato in scaglie. Le scaglie in legno vengono poi essiccate, amalgamate con resine e pressate per ottenere pannelli truciolari.

Materia prima nazionale

L’aver messo a punto un sistema largamente impiegato di riciclo del legno, ha sopperito alla scarsa disponibilità di legno vergine in Italia.

Il riciclo è poi diventato fondamentale per poter usufruire di una fonte di approvvigionamento costante, di provenienza nazionale e sostenibile dal punto di vista ambientale, soprattutto dagli anni Novanta, sotto la spinta dell’aumento della materia prima e di una concorrenza sempre più agguerrita.

Risalgono proprio a quegli anni le prime esperienze di riciclo attuate dall’industria italiana, fino ad arrivare allo sviluppo di tecnologie avanzate e specializzate, prese come esempio da tutto il resto dell’Europa.

Attualmente, i quattro maggiori produttori nazionali di pannelli truciolari ricorrono a legno di riciclo. In Italia, il 75% dei pannelli truciolari è realizzato al 100% in legno riciclato.

Il settore dei mobili e dei complementi di arredo assorbe il 75% della produzione di legno riciclato, mentre l’industria delle costruzione solo il 20%.

I pannelli vergini costano circa il 10-15% in più rispetto ai pannelli da legno riciclato.

In Italia, ogni anno, si producono 3 milioni di metri cubi di pannelli di legno truciolare, sia da legno vergine, sia da riciclato.

Il legno alimenta anche altre filiere

La tecnologia di processo, negli anni, è stata molto affinata, specialmente per quanto riguarda la pulizia e la separazione del legno da materiali estranei, come ferro, sassi, carta e metalli non ferrosi –che vengono poi recuperati da altre filiere.

A differenza degli impianti dei concorrenti stranieri, gli impianti di produzione in Italia sono specificamente tarati per il legno da riciclo, e richiedono perciò manutenzioni più costose e attente. Questo costo aumentato viene compensato dai minori costi di essiccazione: il legno di riciclo, infatti, è caratterizzato da un minore tasso di umidità.

Un impianto produttivo di medie dimensioni (dalle 300.000 alle 500.000 tonnellate annue) richiede un investimento iniziale di diverse decine di milioni di euro. 

Riciclare il legno, quindi, assicura stabilità e autonomia tecnica ed economica, sia al settore del legno truciolare, sia al settore dell’arredamento e dell’edilizia, proteggendo dalla concorrenza estera anche gli investimenti sostenuti per gli impianti produttivi.

L’origine del legno di riciclo

Attraverso 400 piattaforme in convenzione, Rilegno controlla direttamente (e monitora) i flussi che consentono il riciclo meccanico del legno da imballaggi. Tolte 110.000 tonnellate -meno del 5% del raccolto, che va in compostaggio o nei termovalorizzatori– il resto si definisce “rigenerazione” ed è il legno per riuso, mentre il 34,75% entra nel circuito del pannello truciolare. Oltre a questi canali, Rilegno controlla anche quello degli RSU tramite convenzioni con oltre 4000 comuni italiani.

Nel 2020, secondo i dati raccolti da Rilegno, nel nostro Paese sono state recuperate e riciclate 1.841.065 tonnellate di legno, si tratta del 64,68% sull’immesso al consumo. Una quota molto alta, considerando che il target di riciclo posto dall’Unione Europa – da raggiungere entro il 2030 – è fissato al 30%. Questi risultati positivi hanno permesso di non immettere in atmosfera quasi 1,9 milioni di tonnellate di CO2. A livello regionale, la Lombardia è la prima per raccolta con 474.104 tonnellate (il 26% del totale), seguita dall’Emilia-Romagna con 252.514 ton. e dal Piemonte con 165.805 ton.

Il primo caso europeo di economia circolare

Prima della nascita di Rilegno, la discarica era -come per altri materiali- la soluzione più ampiamente utilizzata per lo smaltimento. Eppure, già allora esistevano le basi per un sistema di economia circolare: i pallet venivano già recuperati, riparati e riutilizzati. Vari sistemi italiani ed europei garantivano il riuso e la riparazione di qualità. I sistemi di interscambio e noleggio hanno poi amplificato questa pratica virtuosa.

Per quanto riguarda le cassette di legno, per esempio quelle per uso ortofrutticolo, il riutilizzo era già la norma, ma è stato poi limitato soltanto ad alcune classi di prodotti.

L’imballaggio industriale ha conosciuto numerose innovazioni, facendo nascere nuove generazioni di casse riutilizzabili e pieghevoli.

La necessità di più materia prima dal riciclo

Concludendo, Rilegno ha messo a sistema il riutilizzo del legno con sostegni economici e vari controlli. Ha creato, in parallelo, un mercato di materia prima per l’industria del pannello truciolare, che dispone di impianti in grado di assorbire futuri incrementi nazionali di raccolta.

La crescita del settore del riciclo del legno soddisfa più necessità: in primo luogo le direttive europee sui rifiuti, che stabiliscono periodicamente un innalzamento delle quote obbligatorie di riciclo. Secondariamente, l’industria del pannello truciolare importa ancora il 25% del proprio fabbisogno di rifiuti di legno da paesi europei, mentre potrebbe disporne a livello nazionale, evitando l’importazione estera.

Investire in attività di ricerca su nuove forme di impiego dei rifiuti legnosi è cruciale. L’industria del pannello risente degli andamenti del mercato del mobile, dell’arredamento e dell’edilizia a livello mondiale; per il legno di riciclo sarà quindi sempre più importante e strategico non dipendere da un unico mercato di sbocco.